Essere giovani: riflessioni a margine di un dibattito

Di Paola Emilia Cicerone

Riscoprire il silenzio, imparare a portare l’attenzione su se stessi e sul proprio corpo per costruire relazioni sane con gli altri. Potrebbe essere questa la sintesi delle riflessioni emerse dal “Divanetto” dedicato a Essere giovani.
Un incontro organizzato in diretta Facebook da Monica Melendez insieme a Francesco Carpinteri, insegnante di scuola media superiore, e ad Andrea Molina preparatore fisico della nazionale giovanile di basket, docente e osteopata. Per ragionare su tre modi diversi di interagire quotidianamente con i giovani – oltre ad avere bambini e ragazzi tra i suoi pazienti, Monica Melendez è anche madre di due adolescenti – e cercare di capire come sviluppare un confronto tra età diverse. Un’impresa che sembra particolarmente difficile in una società “liquida” come la nostra in cui, come ha sottolineato Molina, è sempre più difficile riconoscere regole e accettare i ruoli. “Confrontarsi con pazienti giovani è una sfida che mette in crisi e pone degli interrogativi, ma è anche preziosa se la utilizziamo anche per metterci in gioco, per riscoprire quanto di giovane c’è dentro di noi”, spiega Melendez. Con il suo aiuto, i giovani pazienti riscoprono il silenzio, “un’esperienza profonda e difficile da vivere per i ragazzi di oggi travolti da mille sollecitazioni”, ricorda Carpinteri. Ma soprattutto imparano a guardarsi dentro, a riprendere il contatto con le proprie emozioni, premessa indispensabile per sviluppare una relazione sana con gli altri. Relazione che è alla base di ogni forma della convivenza. A partire dal mondo della scuola, oggi affidato alla buona volontà dei professori che in attesa di riforme radicali, ricorda Carpinteri, “non possono non puntare sulla presenza e sull’empatia -risolvendo, quando le vedono emergere, le contraddizioni col bambino interiore che è dentro di loro – per costruire un rapporto docente studente che non può non essere anche una relazione di aiuto ”. E lo stesso vale per il mondo dello sport: “I ragazzi che seguo vivono un’età di grande evoluzione, in cui si trasformano in pochi mesi da bambini a giovani uomini e tutto cambia, la relazione con il proprio corpo e quella con gli altri”, spiega Molina. Senza contare che oggi i giovanissimi fanno sempre più fatica a prestare attenzione e spesso stanno perdendo gli schemi corporei di base, la capacità di compiere movimenti fondamentali come correre saltare, lanciare. “ E soprattutto, è difficile insegnare ai ragazzi il rispetto dei ruoli – nel nostro caso nostro quello dell’allenatore”, prosegue Molina, “e delle regole che sono alla base della convivenza, in un piccolo gruppo come una squadra o una classe come nella società”. Anche se poi l’atteggiamento cambia quando – anche con l’aiuto degli adulti- si acquisisce una maggior consapevolezza. “E proprio la consapevolezza”, conclude Melendez, “ è al centro del mio lavoro, insieme al silenzio e all’ascolto: strumenti preziosi per portare l’attenzione dall’esterno al nostro mondo interiore, e imparare a stare meglio con noi stessi, per stare meglio con chi abbiamo intorno”.

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